giovedì 29 aprile 2010

Lunghi pensieri e timide azioni

Come più volte è stato detto la timidezza è una fobia fortemente legata alla percezione delle nostre capacità e potenzialità, è la paura di essere inadeguati, di non riuscire ad affrontare nel giusto modo tutta una serie di situazioni pubbliche, è una condizione mentale che nasce cresce e si radica profondamente nella nostra scarsa autostima

Quando parliamo di autostima parliamo di tutti quei fattori che ti portano a credere veramente nelle tue capacità e che ti permettono di scommettere su te stesso, le cause di un basso livello di autostima sono molteplici, ma la principale, la più importante è senza dubbio il bagaglio di esperienze negative accumulato nella tua vita, i fallimentie le vittorie contribuiscono a diminuire o aumentare in noi la convinzione di "  potercela fare "  ,  vittorie e fallimenti se gestiti a dovere nel tempo costruiscono e fortificano le fondamenta del nostro carattere.


Acquisire sicurezza significa lavorare contemporaneamente su diversi aspetti del nostro carattere, significa modificare il modo in cui analizziamo i giudizi degli altri ,  significa rivedere i parametri attraverso i quali noi stessi ci giudichiamo ma significa anche eliminare alcune cattive abitudini e sostituirle con altre ben più produttive in modo da riuscire finalmente ad evitare le tanto temibili trappole mentali che bloccano il timido e sistematicamente lo portano  all'immobilismo.


Essere pratici , concreti, raggiungere risultati senza giocare continuamente al rinvio aiuta a rafforzare ed aumentare la nostra autostima, una costante che accomuna la gran parte dei timidi è quella di sognare, fantasticare un troppo rimuginare in continuazione su un qualcosa da fare spesso aiuta solo ad ingigantire a dismisura gli aspetti negativi e i rischi ad esso legati.


"   Il segreto per andare avanti è iniziare."
(Sally Berger)


Pensare troppo e agire poco porta il più delle volte ad archiviare progetti, accantonare idee valide e ignorare problemi seri solo perché  ci abbiamo pensato troppo.

Il timido deve imparare ad affrontare le situazioni di petto, lanciarsi nei suoi progetti senza troppe "  seghe mentali", abituandosi delle volte a fidarsi del proprio istinto correndo magari qualche volta il rischio di sbagliare ma sempre  consapevole che in questo caso gli errori non intaccano la propria autostima ma al contrario la nutrono, trovare il coraggio di lanciarsi senza troppo pensare infatti aumenta in positivo l' opinione che abbiamo su noi stessi.  

La capacità di riflettere a lungo sui problemi o sui progetti da realizzare è una virtù che molto spesso porta il timido e non solo ad evitare molti imprevisti e scongiurare parecchie situazioni imbarazzanti, pensare attentamente sul da farsi è sinonimo di serietà e occulatezza, tutte pregevoli qualità ma . . . 


Ma bisogna stare molto molto attenti ! Spesso i nostri pensieri e le nostre fantasie possono diventare la tana delle nostre paure, spesso la sfida o il problema ci spaventa parecchio e nel rifletterci a dismisura non facciamo altro che cercare un buon motivo o una scusa per non fare, non agire,  .... per non rischiare.


Dobbiamo quindi imparare a riconoscere questa trappola, questo meccanismo mentale perverso, dobbiamo imparare a capire quando la riflessione è produttiva e quando invece interiorizzare e filosofare troppo sul da farsi diventa solo il  modo comodo per non fare,  per non muoversi , dobbiamo imparare a disinnescare questa trappola pericolosissima, dobbiamo insomma cominciare a riconoscere e distinguere la prudenza dalla paura.

giovedì 15 aprile 2010

I pilastri della timidezza

  foto : thephotoholic
Come ho detto nel post precedente prima di cominciare a vedere quali sono le possibili soluzioni per affrontare,  sconfiggere, o almeno ridurre notevolmente  la timidezza ciò che più mi preme  fare è approfondire il più possibile la parte "  teorica"   , ossia soffermarmi ad analizzare meglio cos'è la timidezza come e dove nasce e come e in che modo essa si manifesta.


Capisco che la teoria è noiosa, specie quando il tuo problema è reale, quando sul tuo quotidiano grava un macigno come quello della timidezza vorresti saltare i preamboli e accantonare la filosofia, vorresti  trovare e provare qualcosa di pratico, vorresti  una soluzione  e la vorresti subito, ma . . . . . . . . . .


Ma la timidezza non è un raffreddore, niente batteri, virus, o infezioni da debellare, e sopratutto non ci sono pastiglie, sciroppi, tisane antibiotici per farla sparire o peggio ancora non esistono semplici formulette magiche per farlo "  velocemente".


La timidezza è un disturbo complesso che nasce dalla tua testa, nasce dalle tua percezione del mondo, dalle tue esperienze passate,  nasce  dalla  tua  carenza  di  autostima,  nasce  dalle tue  convinzioni  infondate, nasce dalla valutazione che tu dai degli eventi, da come gli ingigantisci, da come sopravaluti le capacità degli   " altri"  sottovalutando spesso le tue potenzialità.


La timidezza è  un disturbo !     un rimedio c'è !


Le  " cure"   contro la timidezza possono essere diverse, e nonostante portino sempre più o meno allo stesso risultato finale ossia "   una vita sociale gratificante"    il percorso può variare, la strada che ti porta ad una migliore qualità della vita, ad una migliore qualità dei rapporti interpersonali può assumere traiettorie differenti da persona a persona e da caso a caso.

domenica 11 aprile 2010

Ritratto di un timido

Ho dato un altro paio di pennellate al mio ipotetico dipinto intitolato "   ritratto di un timido "  .

Avrai notato che fino ad ora non ho ancora parlato di "  soluzioni "  , ancora non ho toccato il tasto del (cosa fare per...)  non preoccuparti tra non molto ci arriveremo !, le soluzioni  ?. . . arriveranno anche quelle ! anche se  devo confessarti che  prima di passare al (come affrontare la timidezza)  mi interessa molto di più approfondire ( cos'è la timidezza ), voglio cercare di  stilare un identikit del timido, imparare a conoscere la vera faccia o meglio le vere facce della timidezza, imparare a capire chi ne soffre, perché ne soffre e sopratutto analizzarne le reazioni e i vari comportamenti,  si insomma osservarla e osservare come viene vissuta.

 
Il timido è spaventato !, teso nei movimenti, impacciato nei gesti, l'insicurezza permea per intero la sua persona e la sua personalità.


Il timido percepisce la continua sensazione di "  vulnerabilità "  , il timido si sente spesso fuori luogo, inadeguato, sbagliato, ridicolo osservato e giudicato.


La timida-mente.
il pensiero pessimista è sempre , dietro l'angolo, la mente del timido spesso partorisce una visione distorta della realtà, spesso attua una vera e propria ridicolizzazione delle proprie capacità accrescendo al contrario a dismisura quelle degli altri, non di rado ha una percezione delle proprie abilità molto inferiore a quelle reali e anche quando è consapevole delle sue capacità difficilmente riesce a "  sfruttarle"  a dovere.


Emoti...mido
La sfera emozionale è quella che più di tutte risulta sollecitata dalla timidezza, purtroppo molte volte ciò avviene  in maniera negativa. il timido infatti vive spesso stati d'animo tanto più forti e frustranti  quanto più è acuta la forma di timidezza di cui soffre, spesso vive con ansia e angoscia delle normalissime situazioni pubbliche, spesso paralizzato in un turbine emozionale fatto di paura sconforto terrore e smarrimento.


Cuore matto
Non tutti esternano fisicamente le proprie paure e le proprie emozioni, e non tutti lo fanno allo stesso modo, ad alcuni riesce di controllare il tremolio, alcuni hanno ovviato in qualche modo al problema della balbuzie, altri sudano copiosamente, altri ancora si irrigidiscono come manici di scopa o tremano come foglie al vento, mentre quasi a tutti il battito cardiaco schizza alle stelle.


Spaesati...midi
Non tutti sudano, non tutti balbettano, non tutti si irrigidiscono ma tutti o almeno la maggior parte dei timidi quando si trovano davanti ad una situazione a "  rischio"    . . .  si bloccano. 
Il timido quando è (socialmente parlando) messo sotto pressione sistematicamente in blocco, spesso non sa cosa fare e sopratutto quando farlo, non sa cosa dire e quasi mai trova facilmente il modo secondo lui appropriato per farlo.